Smart working, gestione del rischio da visione del computer. Il Consiglio Nazionale Ingegneri ha pubblicato le “linee di indirizzo per la gestione dei rischi in modalità smart working”. Il documento di sofferma sulle attività condotte in smart working e sul rischio della sindrome da visione del computer e sul multitasking. In particolare sui rischi della luce blu, i fattori che causano la sindrome e la la riduzione dei sintomi.
Smart working, le conseguenze dell’utilizzo intensivo del computer
Il documento elaborato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri considera i rischi correlati al tecnostress, ovvero all’utilizzo intensivo di computer e di altri dispositivi elettronici. Per gli esperti si tratta di una vera e propria sindrome da visione del computer. Una patologia legata allo smart working e quindi emersa a seguito della pandemia. E che si affianca ai rischi psicosociali e allo stress lavoro correlato. A questo si aggiunge lo stress del “multitasking” che comporta danni per la salute e quindi conseguenze comportate dallo smart working.
Smart working e multitasking
La necessità di fare fronte allo svolgimento di più mansioni, come inviare mail e rispondere al telefono, verificare documenti e scrivere al computer, è altrettanto fonte di stress sul luogo di lavoro. Il testo illustrato dagli ingegneri rivela che la sindrome da visione al computer è il risultato dell’utilizzo intensivo di computer ed altri dispositivi elettronici.
“I sintomi sono vari e sono di tipo visivo, neurologico e muscolo-scheletrico. Non si presentano necessariamente tutti insieme e variano molto da persona a persona, a seconda delle abitudini e del modo in cui si sta davanti al computer o di come si usano gli altri dispositivi elettronici” si legge nel testo.
I fattori che causano la sindrome da visione del computer
I fattori più comuni che causano la sindrome da visione del computer sono
- illuminazione insufficiente;
- riflessi sul display digitale;
- distanza non adeguata dal terminale;
- postura errata.
L’occhio è senza dubbio la parte maggiormente colpita dalla sindrome. E si manifesta attraverso la visione doppia, la vista offuscata, bruciori e prurito, arrossamento del bulbo e secchezza oculare. E questi sintomi possono essere dovuti alla luce emessa con forte componente blu dagli schermi, poco naturale e che affatica la vista. Ma anche dalla scarsa risoluzione sui monitor.
Come ridurre i sintomi e i fastidi della sindrome
Il documento licenziato dal CNI propone anche dei metodi e comportamenti utili per ridurre la sintomatologia da sindrome del computer
- l’utilizzo di uno schermo ad alta definizione che può rendere meno faticosa la lettura a video, grazie ai caratteri più definiti e al maggiore contrasto;
- il monitor tenuto a distanza di 50-70 centimetri dagli occhi, con il suo bordo superiore alla stessa altezza degli occhi, in modo da tenere la testa lievemente inclinata verso il basso;
- la luminosità dello schermo di poco superiore a quella dell’ambiente circostante, in un ambiente di lavoro non troppo luminoso e privo di riflessi che confondono la vista.
Il controllo sulla salute del dipendente in caso di smart working
In caso di smart working l’azienda- ovvero il datore di lavoro e il RSPP- non può controllare che tali condizioni vengano rispettate dal lavoratore qualora operi in luoghi privati e non in ambienti di lavoro coworking. Quindi è necessaria una attività di formazione e informazione del lavoratore agile affinché sia consapevole dei rischi in cui incorre. E che sia preparato a utilizzare gli strumenti e le precauzioni necessarie.
Gli effetti della luce blu
L’utilizzo di dispositivi a LED come PC, tablet, smartphone ed altri ha aumentato notevolmente l’esposizione a fonti di luce dannose e la luce blu può rappresentare un rilevante fattore di rischio per i nostri occhi. Infatti la “luce blu” è una componente di radiazione elettromagnetica dello spettro del visibile nelle lunghezze d’onda tra i 380 e i 500 nm” che risulta pericolosa nei casi in cui i suoi valori siano ricompresi tra i 390 e i 455 nm”.
Il problema è che le nuove sorgenti luminose aumentano la nitidezza delle immagini, ma emettono una quantità di luce blu maggiore rispetto alle lampadine del passato. Per questo in smart working è preferibile utilizzare smartphone o tablet dotati di filtro della luce blu.
Gli effetti da sovraesposizione
Nel breve periodo, ovvero dopo 6-8 ore, il 91% delle persone soffre di:
- rossore e occhi irritati: per lungo tempo si fissano schermi retroilluminati;
- secchezza degli occhi: dovuta alla minor frequenza dell’ammiccamento (battito di ciglia) e alla conseguente minor lacrimazione e lubrificazione del tessuto trasparente che si trova nella parte anteriore dell’occhio;
- astenopia: stanchezza visiva per l’eccessiva esposizione alla Luce Blu e lo sforzo della lettura di caratteri molto piccoli;
- insonnia: la Luce Blu inibisce la secrezione di melatonina;
- mal di testa: per l’eccessivo affaticamento degli occhi
Nel lungo periodo:
- con il passare del tempo, “la luce blu può portare a un abbassamento delle densità del pigmento maculare, che a sua volta potrebbe causare lo sviluppo della maculopatia”.


