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La prevenzione nei luoghi di lavoro certifica la competitività delle imprese

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La prevenzione nei luoghi di lavoro certifica la competitività delle imprese. La prevenzione nei luoghi di lavoro è una sfida che deve coinvolgere una pluralità di attori e richiamare l’attenzione dei cittadini. Non solo delle imprese e degli addetti ai lavori nello svolgimento delle mansioni, per il rispetto delle prescrizioni normative. Al contrario deve diventare cultura della legalità. Per questa ragione lo stesso Capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di dignità del lavoro inteso come valorizzazione del singolo e capacità di progresso della collettività. “Le morti sul lavoro sono una ferita per la società e per le coscienze” aveva argomentato in Parlamento in occasione del suo giuramento. Infatti la prevenzione nei luoghi di lavoro è un percorso che va costruito come una tela a maglie strette. E richiede la condivisione delle istituzioni, parti sociali e lavoratori.

Prevenzione nei luoghi di lavoro: PNRR e Programma Orizzonte Europa 21-27

Alla luce della nuova programmazione dei fondi europei la prevenzione nei luoghi di lavoro rappresenta una sfida da cogliere. Sia attraverso il Programma Orizzonte Europa 2021-2027 che con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per l’incremento delle nuove tecnologie in dotazione degli apparati produttivi in generale, e per un orizzonte culturale differente, che modifica i paradigmi. Grazie allo stanziamento di nuove risorse sarà possibile investire sugli aspetti relativi alla misura, valutazione e gestione dei rischi. Ma anche predisporre modelli organizzativi di lavoro, oltre che i sistemi di gestione della sicurezza, affidabilità, manutenzione e conservazione di impianti, macchine e attrezzature. Sarà possibile investire su formazione ed addestramento, attraverso metodiche innovative.

Prevenzione nei luoghi di lavoro, la sinergia dei soggetti in una logica di sistema

La prevenzione nei luoghi di lavoro necessita relazioni e sinergie tra gli attori coinvolti, per costruire una logica di sistema. Ovvero richiede una graduale diffusione e assorbimento della cultura della sicurezza che dovrebbe essere adottata da tutta la società. E che ambisce ad essere considerata “cultura della legalità”, con l’obiettivo di realizzare azioni puntuali e diffuse che prevedono l’informazione, la comunicazione. Ma anche la formazione dei soggetti coinvolti sia nel mondo del lavoro che nelle istituzioni, con un sistema normativo e di regole certo e coordinato. Insieme al controllo e alla vigilanza, ma anche l’assistenza e la consulenza ai lavoratori e alle piccole imprese.

In questo contesto anche i cittadini sono chiamati a fare la loro parte in qualità di consumatori dei beni e servizi prodotti dalle imprese. Oggi il cittadino-consumatore è chiamato a compiere una scelta e a orientare i consumi. Si tratta della cittadinanza attiva che guarda alla sostenibilità e alla partecipazione attenta. Un giudizio sociale negativo su un’impresa ne determina i profitti, incidendo più delle sanzioni.

Il ruolo delle Regioni

Le Regioni svolgono un ruolo determinante per la prevenzione nei luoghi di lavoro. Potrebbero promuovere iniziative tese al sostegno delle imprese che intendono migliorare la sicurezza negli ambienti di lavoro. Ad esempio attraverso il potenziamento tecnologico utile alle attività di formazione e a progetti impegnati a promuovere la cultura della prevenzione. La battaglia contro gli infortuni sul lavoro deve diventare un obiettivo strategico per un’impresa, al pari della competitività produttiva. Infatti l’azzeramento dei rischi e la prevenzione nei luoghi di lavoro concorre a creare valore sociale, e a costruire il benessere dei lavoratori. Non è un caso che la “certificazione sociale” di un’impresa sia indicatore di qualità che è garanzia per i committenti, sia pubblici che privati.

Infortuni e malattie professionali

I principali indicatori delle conseguenze del lavoro sulla salute sono gli infortuni e le malattie professionali. E sono gli infortuni a registrare numeri rilevanti, mentre le malattie professionali sono un fenomeno ancora sommerso che merita di essere approfondito. Infatti proprio in conseguenza della flessibilità non è possibile escludere l’individuazione di malattie particolarmente impattanti sulla salute. Parliamo di patologie legate al disagio e all’assenza di benessere psico-fisico che oggi rappresentano fenomeni legati soprattutto al lavoro irregolare. Tutte le patologie “work-related” rientrano nell’osservatorio dedicato alla prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro, con il supporto dei medici di medicina generale.

Il rischio di incidentalità è plurifattoriale. Pertanto è necessaria un’azione congiunta di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, relativamente alle competenze istituzionali, all’organizzazione delle strutture, agli aspetti tecnici. Quindi parliamo di Ministeri, Istituti centrali, Regioni, parti sociali, datori di lavoro, lavoratori, professionisti della prevenzione.  La prevenzione si basa dunque su due aspetti. Il primo è l’informazione utile ad individuare i bisogni anche sulla scorta delle evidenze epidemiologiche. E in secondo luogo sulla programmazione e pianificazione degli interventi in base ad una scala di priorità.

La verifica degli interventi

Per implementare la prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro è necessario verificare l’efficacia degli interventi. Attraverso l’utilizzo di indicatori delle attività, di processo e di risultato. Già con il protocollo d’intesa del 2002 tra i Ministeri della Salute e del Lavoro, Regioni, Province Autonome e Istituti Centrali avevano compito un primo passo per condividere i dati. L’integrazione delle informazioni per la prevenzione consente infatti di conoscere al meglio il territorio, quindi i rischi, per definire gli interventi da mettere in campo. La migliore soluzione prevede non solo la verifica degli adempimenti normativi, ma tutte le iniziative utili a migliorare le prestazioni di lavoro.

Gli indicatori idonei per la valutazione non sono soltanto il numero di sopralluoghi, di iniziative di formazione e informazione. Ma anche la verifica del miglioramento delle condizioni di lavoro, quindi il miglioramento della sicurezza attraverso la verifica degli infortuni.

Le azioni di prevenzione

Gli interventi di prevenzione si distinguono a seconda dei comparti di produzione. Quelli che presentano maggiori margini di rischio infortunistico sono quello dell’edilizia, la logistica, lavorazioni metalmeccaniche, l’industria del legno, l’agricoltura, il tessile. A questo si aggiungono azioni specifiche per lavoratori precari, migranti, minori ed altri, oltre alle azioni mirate per gli RLS. Il corollario degli interventi chiama in causa l’intero sistema di prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro che implica aggiornamento continuo e costante. E soprattutto che tiene conto dell’organizzazione del lavoro, delle forme contrattuali ed altre caratteristiche.

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