O.P.N. Italform

Dispositivi di sicurezza per l’udito, l’Inail pubblica una clip animata

Condividi su:

Dispositivi di sicurezza per l’udito, l’Inail pubblica una clip animata. L’Inail pubblica una informativa sulla gestione dei dispositivi di sicurezza per proteggere l’udito sui luoghi di lavoro. E utilizza una clip animata per dimostrare come un lavoratore deve lavorare in un ambiente rumoroso e svolgere in sicurezza le proprie mansioni. Il protagonista della clip “Napo” indossando il dispositivo di sicurezza compie un semplice gesto che può essere da esempio per i colleghi. I dispositivi di sicurezza per l’udito rientrano tra i dispositivi di protezione individuale previsti dal D.Lgs. 81/08.

Dispositivi di sicurezza per l’udito sui luoghi di lavoro

L’Istituto illustra come attraverso semplici gesti è possibile proteggersi dai rumori e non avere problemi di udito in futuro. Infatti l’esposizione prolungata nel tempo a livelli significativi di rumore in ambiente di lavoro può provocare effetti negativi sulla salute. Tra questi il più conosciuto è la diminuzione permanente della capacità uditiva o ipoacusia da rumore, che rappresenta ancora oggi una delle malattie professionali più diffuse. La patologia tipica dell’esposizione al rumore è l’ipoacusia neurosensoriale bilaterale simmetrica. Ed è caratterizzata da un tracciato audiometrico particolare, che consente di distinguerla da altre patologie dell’orecchio.

Dispositivi di sicurezza per l’udito, la definizione di rumore

Il rumore si può definire come un fenomeno acustico sgradito. E consiste nella propagazione di perturbazioni di pressione nell’aria (pressione sonora è la differenza tra la pressione istantanea e la pressione statica) sotto forma di onde elastiche. Con trasporto di energia (in generale il fenomeno può riguardare qualsiasi mezzo elastico, ma la propagazione nell’aria è la condizione che normalmente riguarda l’esposizione lavorativa). Nell’aria la velocità di propagazione è di circa 343 m/s (alla temperatura di 20 C°). Le onde sonore sinusoidali rappresentano il caso più semplice e sono caratterizzate dai seguenti parametri:

  • periodo T (s): durata di un’oscillazione completa;
  • frequenza f  (Hz): numero di oscillazioni nell’unità di tempo (f = 1/T);
  • ampiezza A (Pa): valore massimo dell’oscillazione di pressione sonora;
  • lunghezza d’onda λ (m): distanza percorsa dall’onda sonora in un periodo T.

L’orecchio umano svolge la funzione di captare e trasdurre le onde sonore in impulsi nervosi inviati al cervello, attivando così la percezione uditiva, che si estende su un intervallo di frequenze approssimativamente compreso tra 20 e 20.000 Hz.

Il nostro udito è in grado di percepire pressioni sonore da 20 μPascal (20*10-6 Pascal), che corrisponde alla soglia di udibilità a 1000 Hz, fino a circa 60 Pascal, pressione che già induce sensazioni di panico, oltre la quale si possono avere danni uditivi immediati. Per evitare la difficoltà di utilizzare un intervallo così ampio di valori, si  adotta una scala logaritmica (scala dei livelli di pressione sonora) la cui unità di misura è il decibel (dB); in tal modo il precedente intervallo si “restringe” tra 0 dB e 130 dB.

Il rischio da esposizione al rumore definito dal D.Lgs. 81/08

Il livello di esposizione giornaliera al rumore LEX,8h [dB(A)], (che rappresenta l’equivalente energetico dei livelli a cui il lavoratore viene sottoposto durante la sua giornata lavorativa, ponderato in frequenza secondo la curva A e normalizzato ad una giornata lavorativa standard di 8 ore) è il principale descrittore del rischio da esposizione al rumore definito dal D.Lgs. 81/08.

Lo stesso decreto fissa tre soglie per LEX,8h: il valore inferiore d’azione pari a 80 dB(A), il valore superiore d’azione pari a 85 dB(A) e il valore limite pari a 87 dB(A). È vietato superare il valore limite, mentre i valori d’azione rappresentano soglie di riferimento che obbligano il datore di lavoro a determinati adempimenti per la riduzione e il controllo dell’esposizione. In maniera del tutto analoga, vengono fissati due valori d’azione e un valore limite anche per la pressione acustica di picco ppeak (valore istantaneo), allo scopo di tener conto della maggiore pericolosità del rumore impulsivo.

La norma UNI EN ISO 9612:2011

Le modalità specifiche della valutazione del rischio sono trattate principalmente dalla Norma UNI EN ISO 9612:2011. La norma ISO 1999:1990 invece consente il calcolo previsionale del danno corrispondente ad una determinata esposizione di lungo periodo al rumore. Al fine di approfondire i molteplici aspetti legati a questo specifico agente di rischio, si può fare riferimento al P.A.F. (portale agenti fisici), inserito sul sito dell’INAIL.

Il portale realizzato da INAIL in collaborazione con: Regione Toscana, AUSL di Siena e AUSL di Modena e del Dipartimento Igiene del lavoro dell’ex ISPESL (attualmente Inail Ricerca), è uno strumento dinamico in continuo aggiornamento, che consente di ricavare informazioni utili per affrontare le diverse tematiche connesse al rumore (legislazione e normativa di riferimento, strategie e modalità di misura, procedure standardizzate per la valutazione del rischio, banche dati, ecc.).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *