Smart working: cosa cambia nel 2023.
L’anno 2023 si apre con alcune novità che riguardano la disciplina dello smart working.
Dal 1°gennaio il lavoro agile ha abbandonato le regole emergenziali ed è tornato a quelle ordinarie.
Chi subisce cambiamenti?
La legge di Bilancio 2023 proroga fino al 31 marzo 2023 il diritto di accesso al lavoro agile ad un’unica categoria, quella dei lavoratori fragili, cioè persone affette da gravi forme di disabilità, i pazienti oncologici e gli immunodepressi.
Il datore di lavoro deve consentire lo smart working, anche assegnando mansioni diverse, senza però una decurtazione dello stipendio.
Chi fa un passo indietro sono i genitori con figli di età fino ai 14 anni che, nel corso del 2022, hanno beneficiato sia del regime semplificato previsto per tutti, sia della norma che assegna il diritto a svolgere il lavoro agile, purché sia compatibile con l’organizzazione aziendale.
I lavoratori che hanno ancora la possibilità di svolgere l’attività di smart working dovranno stipulare un accordo individuale scritto con il datore di lavoro.
- il datore di lavoro deve chiedere al dipendente se è disposto a prestare la propria attività in modalità agile. Una richiesta che, in base alle esigenze, può arrivare anche dallo stesso lavoratore;
- entrambe le parti sono tenute a sottoscrivere obbligatoriamente l’accordo individuale.
L’accordo individuale dovrà indicare:
- la durata dell’accordo, se a termine o a tempo indeterminato;
- l’alternanza tra i periodi di lavoro dentro e fuori i locali aziendali;
- i luoghi in cui svolgere l’attività di lavoro in modalità agile;
- termini dello smart working, tra diritti e doveri dei lavoratori;
- gli strumenti di lavoro;
- i tempi di riposo e “diritto alla disconnessione;”
- forme e modalità di controllo, per garantire il diritto alla privacy;
- l’attività formativa;
- diritti sindacali.
Le imprese che vogliono mantenere la forma flessibile di lavoro dovranno attrezzarsi rapidamente ed inoltrare le seguenti informazioni attraverso il Portale lavoro.gov.it:
- i nominativi dei lavoratori posti in modalità agile;
- il loro codice fiscale;
- la menzione del contratto con cui sono impiegati (contratto a tempo indeterminato, a termine o apprendistato)
- le date di inizio e di fine dello smart working.
Qualora, invece, l’impresa non volesse mantenere questa tipologia di lavoro, non è richiesta alcuna comunicazione formale, se non ai dipendenti.


