“Ferie per mancanza di personale”, panetteria chiude per tre settimane. E’ accaduto a Bergamo, dove i titolari di una panetteria in Città Alta sono stati costretti a prendere un periodo di ferie per mancanza di personale. La difficoltà di trovare dipendenti si addebita al reddito di cittadinanza, nonostante i titolari sottolineano di “pagare giusti stipendi” ma di essere nel contempo vessati dalle tasse. Intanto la vicenda di Bergamo riflette una condizione condivisa in tante realtà italiane. “Troppe tasse e mancanza di personale” è la denuncia che arriva da tantissime attività, che in questa fase di ripresa economica sono frenate dalla mancanza di dipendenti.
Ferie per mancanza di personale, la provocazione degli esercenti
“Ferie per mancanza di personale… Riapriamo il 26 luglio 2022”. L’amara provocazione del cartello che campeggia sulla porta della panetteria è una difficoltà oggettiva raccontata dai titolari. Infatti appena sotto l’annuncio delle ferie, il cartello indicava l’indirizzo mail a cui inviare candidature per un posto di lavoro. I due fratelli sono stati costretti ad abbassare la saracinesca il 3 luglio scorso per un periodo di ferie forzate, che però doveva terminare. La difficoltà incontrata nel reperire lavoratori è emersa in particolar modo negli ultimi cinque o sei anni. Ma mai prima di adesso la situazione era stata così critica.
Le ferie per mancanza di personale sono state decretate quando due dipendenti hanno lasciato il lavoro contemporaneamente. Su cinque dipendenti presenti nell’attività, più i due titolari, il forno pasticceria non ha retto il carico di lavoro e non avrebbe potuto garantire le ferie e coprire i turni di lavoro. Di qui la decisione delle ferie forzate, per avere il tempo di trovare una soluzione. I titolari erano soliti assumere attraverso le conosce dirette o indirette. Oppure tramite passaparola, ma questo non è bastato ad assicurarsi il turn over dietro al bancone.
Ferie per mancanza di personale, gli esercenti attaccano i sussidi
Le ragioni della crisi riscontrata dai titolari non è ancora acclarata. Ma come è stato dichiarato alla stampa, gli assegni di disoccupazione, sussidi vari e sostegni come il reddito di cittadinanza hanno influito sul mercato del lavoro. Infatti la stessa percezione arriva da baristi e ristoratori, che pure hanno modificato gli orari di apertura al pubblico per mancanza di personale. Si profila un problema sociale.
L’esempio è fornito dal costo di un contratto part time, per cui un titolare versa tra i 1.300 e i 1.400 euro lordi e lo Stato ne riscuote 400 in tasse. Al lavoratore vanno circa mille euro, che è una cifra appena superiore a quella del sussidio. A questo bisogna aggiungere che molti sono disponibili a fare altri lavoretti per arrotondare, alimentando il lavoro nero. Ma come denunciano i fratelli di Città Alta, a furia di ritardare l’ingresso nel mercato del lavoro, senza competenze spendibili sarà sempre più difficile trovare occupazione.
Il contratto a tempo indeterminato non trattiene il personale
I titolari del forno pasticceria sottolineano che il problema non è la formula contrattuale proposta ai dipendenti. La proposta di un contratto a tempo indeterminato non trattiene il personale al lavoro. C’è chi si ferma per qualche mese e poi abbandona, senza dare troppe spiegazioni. Nella maggioranza dei casi vanno via dicendo che hanno trovato altri impieghi. Intanto i titolari dell’attività hanno anche investito in formazione, senza avere certezza che il dipendente possa garantire la copertura dei turni e l’orario di lavoro.
Intanto lo squilibrio che si è generato è destinato a produrre effetti a lungo termine, anche nelle aziende a conduzione familiare, perchè frena il ricambio generazionale.


