Formazione, Borghi: livello di rischio su mansioni e non su Codice Ateco. Valentina Borghi, Consulente del Lavoro di Bologna e referente sulla formazione in ambito accademico fa il punto sugli aggiornamenti delle normative e rileva le criticità che insistono oggi sul settore. Soprattutto alla luce degli infortuni e delle morti bianche che quotidianamente si registrano e su cui “bisogna intervenire non solo stringendo le sanzioni ma anche operativamente” come lei stessa suggerisce. “Abbiamo solo Codici Ateco ma non si differenziano le mansioni. A questo bisogna aggiungere che molti corsi prevedono solo la parte teorica, escludendo la pratica. Ma è stato dimostrato dai dati che laddove si attesta la frequenza a corsi altamente specializzati si riduce il rischio di infortunio” spiega.
Formazione, le ore di formazione sul rischio non sono sufficienti
La consulente del lavoro sostiene che nei corsi inerenti il rischio alto le 16 ore di formazione previste non sono sufficienti. E spesso accade che chi si trova ad operare non conosce i rischi a cui si espone. Per questo sono necessari corsi di formazione specialistici che affrontino argomenti inerenti la mansione che si svolge. Tali da non avere le stesse nozioni sugli argomenti e con eguale numero di ore per tutte le categorie di lavoratori. “E’ arrivato il momento di differenziare e stabilire la differente portata del rischio. Le novità introdotte in materia hanno già previsto delle modifiche sostanziali ma la nuova normativa va rivista e aggiornata. Non solo considerando i Codici Ateco, ma i settori in cui opera un lavoratore. Le 16 ore di rischio alto previste per la chimica non possono essere equiparate a quelle previste per la metalmeccanica”.
L’incidente di Borgo Panigale a Bologna
Per rafforzare la sua tesi la consulente del lavoro ha fornito le immagini di un drammatico incidente che si è verificato a Borgo Panigale. Qui un camion trasportante un braccio meccanico più alto del cavalcavia lo ha violentemente impattato e ne ha provocato il crollo parziale. “Parliamo tanto di sicurezza sul lavoro, di corsi, di formazione, ma poi quando dobbiamo applicarla questo è il risultato. E questo accade perchè la teoria ha poco a che fare con la pratica e perchè la burocrazia prevarrà sempre sulla vera sicurezza” denuncia. E rileva l’importanza della sicurezza sul lavoro come terreno di confronto per un dialogo costruttivo tra il legislatore e gli operatori impegnati sul campo.
“Se davvero si vuole imprimere una sferzata è necessario modificare l’impianto normativo e adeguare i principi sulla sicurezza in base alle mansioni. Le aule universitarie e gli ambienti accademici non affrontano la questione, che deve essere sollevata anche all’interno delle istituzioni e degli organismi competenti.
Non c’è specializzazione sulla formazione, e spesso i corsi sono solo teorici. Mancano delle esercitazioni pratiche. Ma è stato acclarato che nelle grandi aziende in cui si svolgono corsi ad alta specialità il margine di rischio infortunio si riduce notevolmente. Il punto è che il criterio va adottato da tutte le aziende, non solo da quelle più grandi”.
Formazione, la mancanza di aule e di docenti
Altra questione sollevata è quella della scarsità delle aule, sia per la capienza necessaria ad ospitare i lavoratori, sia per poter svolgere tutti i corsi di formazione. A questo si aggiunge il fatto che per formare un’aula e ottenere il numero sufficiente di utenti utile ad aprire il corso ci vuole tempo e spesso bisogna reperire un docente. Infatti accade che gli enti di formazione non riescano a rispondere alla domanda di formazione, nel Primo Soccorso o RSPP, per mancanza di docenti o di aule.
La formazione rappresenta un costo per l’azienda. “Investire nella ricerca di un docente piuttosto che nel fitto di un’aula implica un numero minimo di utenti. Un’azienda può scegliere di fare formazione anche per un solo dipendente, soprattutto se si organizza internamente. Ma in generale un’azienda non organizza un corso se non per almeno 30 dipendenti, per sostenere tutti i costi”. Allora come ovviare a queste criticità? Per Valentina Borghi è necessario “Introdurre i corsi in e-learning per rischio medio e alto, oltre alle mansioni che devono sostituire i codici Ateco”.
L’indice di crescita sugli infortuni
La consulente rileva infatti che l’Ispettorato del Lavoro e l’Inail hanno registrato un incremento importante degli infortuni. Una oscillazione che è conseguenza della pandemia che ha indebolito gli interventi in sicurezza, sia sulla formazione che sui cantieri. E nei prossimi mesi sono attesi controlli stringenti, gli interventi da parte degli organismi saranno intensificati, anche alla luce degli interventi governativi. “Infatti ad oggi sono presi di mira i cantieri, con l’introduzione del superbonus 110. Mentre tra il 2019 e 2020 il picco degli infortuni è stato registrato sui muletti. Ma non si può intervenire sulla base gli infortuni già registrati. E’ importante investire sulla prevenzione” conclude.


