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Mortalità da malattie occupazionali: nuovo indicatore globale dell’Oms

Mortalità da malattie occupazionali: nuovo indicatore dell’Oms

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Mortalità da malattie occupazionali: nuovo indicatore globale dell’Oms per il monitoraggio della salute dei lavoratori.

Nel 2021, l’OMS e l’Organizzazione internazionale del lavoro hanno pubblicato le prime stime congiunte sull’incidenza di malattia e infortuni sul lavoro.
Le stime, relative al 2016, mostrano che la maggior parte dei decessi globali correlati al lavoro (81%), erano dovuti a malattie professionali. Si è resa perciò necessaria la ricerca di uno strumento che permetta di monitorare l’andamento di questo specifico fenomeno.

Inail, in qualità di Centro di collaborazione dell’Oms per la salute dei lavoratori, ha dato il proprio contributo nella definizione di un nuovo indicatore. “Tasso di mortalità per 100.000 abitanti in età lavorativa da malattie attribuibili a selezionati fattori di rischio professionale, per malattia, fattore di rischio, sesso e gruppo di età”.

Nuovo indicatore

Il nuovo indicatore è stato pubblicato il 1° giugno in un articolo scientifico sul Bulletin of the World health organization. Permette di disaggregare i dati per regione, sesso e fascia di età, per migliorare i sistemi di monitoraggio della salute dei lavoratori, incrementando l’attenzione sull’impatto delle malattie professionali e contribuendo a promuovere la ricerca su misure e interventi di prevenzione.

 

Punti di forza

Tra i punti di forza del nuovo indicatore, la possibilità di tracciare la grande maggioranza del totale stimato dei decessi correlati al lavoro, di restituire stime meno soggette ad errori, rispetto ad altri metodi di raccolta dati, e di poter essere utilizzato anche per monitorare altri argomenti sanitari, tra cui le malattie non trasmissibili.

Punti di debolezza

L’indicatore soffre tuttavia ancora di alcune limitazioni: elabora solo i decessi per coppie esposizione-malattia per le quali ci sono prove sufficienti, non include la mortalità tra i bambini lavoratori, né la mortalità dovuta a esposizioni secondarie o intergenerazionale dovuta a fattori di rischio professionali.

Il sistema italiano è già pronto per l’integrazione del nuovo indicatore, che promuove confronti sistematici tra dati assicurativi e dati provenienti dai sistemi di sorveglianza.

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