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	<title>campi elettromagnetici Archivi - O.P.N. Italform</title>
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	<description>Organismo Paritetico Nazionale</description>
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		<title>Il rischio da esposizione ai campi elettromagnetici.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 06:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza e Salute]]></category>
		<category><![CDATA[campi elettromagnetici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://opnitalform.it/wp-content/uploads/2024/06/LOCANDINE-OPN-ARTICOLI-2024-06-12T214625.410-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Effetti dei campi elettromagnetici Gli effetti dei campi elettromagnetici si possono distinguere in due grandi gruppi: effetti diretti e indiretti. Gli effetti diretti (con insorgenza a livelli di esposizione superiori al Livello d’Azione) derivano da un’interazione diretta dei campi con il corpo umano; sono immediatamente riscontrabili e possono provocare nausea, aumento della temperatura corporea ed effetti su nervi, muscoli o organi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://opnitalform.it/wp-content/uploads/2024/06/LOCANDINE-OPN-ARTICOLI-2024-06-12T214625.410-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><h3><strong>Effetti dei campi elettromagnetici</strong></h3>
<p>Gli effetti dei campi elettromagnetici si possono distinguere in due grandi gruppi: effetti <em>diretti</em> e <em>indiretti</em>.</p>
<p>Gli <strong>effetti diretti</strong> (con insorgenza a livelli di esposizione superiori al Livello d’Azione) derivano da <strong>un’interazione diretta dei campi con il corpo umano</strong>; sono immediatamente riscontrabili e possono provocare nausea, aumento della temperatura corporea ed effetti su nervi, muscoli o organi sensoriali.</p>
<p>Gli <strong>effetti indiretti</strong> (con insorgenza a livelli di esposizione molto inferiori ai Livelli d’Azione), invece, possono generare:</p>
<ul>
<li>Interferenze con attrezzature o <strong>dispositivi elettronici</strong>;</li>
<li>Interferenze con <strong>dispositivi medici</strong> (ad esempio pacemaker, defibrillatori, protesi articolari);</li>
<li>Inneschi involontari di detonatori, <strong>incendi</strong> o esplosioni;</li>
<li>Effetti su schegge <strong>metalliche</strong>, <strong>tatuaggi</strong>, <strong>body piercing</strong>;</li>
<li><strong>Scosse elettriche</strong> o <strong>ustioni</strong> dovute a correnti di contatto.</li>
</ul>
<p>Alcuni effetti possono comparire immediatamente (aritmie, malfunzionamento pacemaker, contrazioni muscolari), altri possono manifestarsi a distanza di tempo.</p>
<p>Gli effetti dei CEM possono essere acuti o cronici, in base ai tempi di esposizione e all’intensità:</p>
<ul>
<li>“acuti” o immediati, dovuti ad una esposizione in un breve intervallo di tempo, di media-alta intensità;</li>
<li>“cronici” o ritardati, dovuti ad un’esposizione di bassa intensità in un periodo di tempo lungo.</li>
</ul>
<h3><strong>Valutazione del rischio da CEM</strong></h3>
<p>Poiché l’introduzione massiccia dei sistemi di telecomunicazione e dei sistemi di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica ha posto all’attenzione la problematica della valutazione di questo rischio, ci sono alcune preoccupazioni sulla possibile esposizione ai CEM e sui loro effetti sulla salute.</p>
<p>La maggior parte degli studi scientifici condotti finora non ha dimostrato un legame diretto tra l&#8217;esposizione ai CEM e l’<strong>insorgenza di malattie, </strong>poiché non ci sono prove convincenti di effetti nocivi sulla salute umana (al di sotto dei livelli di esposizione raccomandati); tuttavia, questi studi hanno evidenziato l’esistenza di effetti sulla salute di tipo <strong>deterministico</strong>, di cui cioè esiste, ed è stata definita, una soglia di insorgenza, e la cui gravità può variare in funzione dell’intensità dell’esposizione.</p>
<p>Fra questi vi sono, ad esempio, i danni a carico dell’<strong>apparato riproduttivo</strong>, del <strong>sistema immunitario</strong>, <strong>dell’apparato cardiocircolatorio</strong>, dell’<strong>apparato visivo </strong>e, per esposizioni croniche, le manifestazioni <strong>comportamentali</strong>, in particolare nella sfera dell’<strong>apprendimento e nella performance </strong>dell’esecuzione dei compiti appresi.</p>
<p>Ancora incertezze esistono, invece, sulla capacità dei campi elettromagnetici di indurre danni di natura stocastica, quali l’insorgenza di forme <strong>cancerogene</strong>.</p>
<p>Solo per esposizioni durature a campi ad alta intensità e bassa frequenza (come ad esempio le esposizioni a CEM da elettrodotti), alcuni studi epidemiologici hanno dimostrato un maggiore rischio.</p>
<h3><strong>Cosa dice la normativa?</strong></h3>
<p>È importante verificare, nell’ambito della valutazione dei rischi, quali siano <strong>i lavoratori professionalmente esposti a CEM</strong>, per i quali saranno valevoli i livelli di azione contenuti nel D. Lgs. 81/08, e quali lavoratori siano da considerarsi “popolazione generale”; per questi ultimi saranno da rispettare i normali livelli raccomandati dal Consiglio Europeo del 12 luglio 1999.</p>
<p>La legge n° 36 del 22 febbraio 2001 (“<strong>Legge Quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi magnetici, elettrici ed elettromagnetici</strong>”) definisce i lavoratori e le lavoratrici esposti a CEM come coloro i quali, per la loro specifica attività svolta, <strong>sono esposti a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici</strong>.</p>
<p>Inoltre, ad essa si associano i due DPCM che precisano i concetti espressi nella legge stabilendo delle prescrizioni aggiuntive valide solo per la popolazione generale e per due particolari classi di sorgenti: gli <strong>elettrodotti</strong> e le <strong>sorgenti riconducibili ai sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi</strong>.</p>
<p>Ai lavoratori considerati <strong>non esposti professionalmente dovranno essere applicati i valori limite valevoli per la popolazione generale.</strong></p>
<p>I valori limite per la popolazione garantiscono in generale l’assenza di effetti sull’organismo di qualsiasi soggetto esposto, a meno che non siano presenti controindicazioni specifiche che devono essere segnalate o dal produttore del dispositivo elettronico impiantato, o dal costruttore di specifici apparati potenzialmente interferenti con i dispositivi elettronici impiantati, (es. varchi magnetici, cellulari ecc.).  I valori limite specificati per la popolazione generale assumono dunque rilevanza anche nei luoghi di lavoro, in relazione a tutti gli addetti non professionalmente esposti, anche in riferimento ai soggetti particolarmente sensibili al rischio. Per questo motivo è importante attuare una “<strong>zonizzazione</strong>” delle sorgenti di campo elettromagnetico, considerando sia i livelli di riferimento per la popolazione che i quelli per i lavoratori.</p>
<p>Tuttavia, la norma non riguarda la protezione da eventuali effetti a lungo termine, <strong>per i quali non ci sono ancora dati scientifici conclusivi che dimostrino un nesso di causalità</strong>.</p>
<h3><strong>Compiti del datore di lavoro</strong></h3>
<p>Il datore di lavoro deve ad ogni modo valutare il rischio ed eventualmente <strong>verificare il rispetto della normativa vigente da parte dell’esercente della sorgente</strong>, anche avvalendosi di organi preposti al controllo.</p>
<p>Inoltre, il Dlgs 81/08 prescrive le norme per la protezione da alcune tipologie di effetti indiretti, quali l’interferenza elettromagnetica con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi pacemaker e altri dispositivi impiantabili), l’effetto propulsivo di apparecchi ferromagnetici all’interno di intensi campi magnetici statici, l’innesco di elettro-detonatori ed il rischio incendio per scintille provocate dalla presenza dei CEM nell’ambiente (art. 209, comma 4, lettera d).<br />
Per ridurre al minimo il rischio di esposizione ai CEM il datore di lavoro deve:</p>
<ul>
<li>Far adottare <strong>attrezzature</strong> che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore;</li>
<li><strong>Ridurre il tempo di esposizione</strong> del lavoratore ad attività lavorative con livelli rilevanti di esposizione a CEM;</li>
<li>Fornire <strong>DPI</strong> adeguati.</li>
</ul>
<p>Inoltre, è consigliabile mantenere una distanza di sicurezza da apparecchiature elettriche ad alta tensione e limitare il tempo di utilizzo di dispositivi come telefoni cellulari e computer portatili. In ogni caso, è importante prestare attenzione alle linee guida e alle normative locali per la sicurezza dei CEM.</p>
<p>In generale, la maggior parte delle fonti di CEM a cui siamo esposti quotidianamente (come Wi-Fi, cellulari e altri dispositivi) <strong>non emettono livelli di radiazione che sono considerati pericolosi per la salute</strong>. In effetti, i livelli di CEM a cui siamo esposti quotidianamente sono generalmente molto al di sotto dei limiti di esposizione raccomandati dalle organizzazioni sanitarie internazionali, come l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (OMS).</p>
<p>Tuttavia, ci sono alcune preoccupazioni riguardo all&#8217;esposizione a lungo termine a CEM di intensità elevata, come quelle che possono verificarsi in alcune occupazioni, come gli operatori di stazioni radio e i lavoratori delle telecomunicazioni. In questi casi, possono essere necessarie <strong>precauzioni aggiuntive</strong> per minimizzare l&#8217;esposizione.</p>
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